Perché l’informatica non è il futuro, è già il passato

Comincia oggi una nuova avventura, un nuovo percorso che voglio raccontare in questo blog. Appena saputo del Piano Nazionale della Scuola Digitale ho pensato che questa figura mitologica, ed un poco anche bistrattata dai colleghi di maggiore esperienza, dell’Animatore Digitale calzasse a pennello con le mie competenze e la mia passata storia professionale. Per cui benvenuti, racconterò qui le mie idee, le mie proposte e soprattutto le esperienze con i ragazzi della mia scuola. E spero di raccogliere anche i contributi di tanti altri animatori digitali e di altri insegnanti, ma anche di amici sviluppatori e professionisti IT che in ambienti diversi da quello scolastico si dedicano con passione a diffondere le proprie conoscenze.

Credo che la priorità di noi animatori digitali non sia tanto quella di insegnare a pubblicare un ebook (tutti i corsi propongono di scrivere un ebook, ma siamo insegnanti o scrittori/editori?) o a creare una presentazione accattivante, ma di far capire al corpo insegnanti che utilizzare il digitale nella didattica significa avere uno strumento per conoscere il mondo in cui crescono i nostri ragazzi, che non si staccano mai dal loro smartphone, e che l’uso delle nuove tecnologie può facilitare i nostri compiti quotidiani non solo in ambito scolastico.

Voglio iniziare in un modo “istituzionale”, con una circolare ministeriale che parla proprio di innovazione digitale. Penso che possa far riflettere:

Le cosiddette “tecnologie dell’educazione” non hanno ancora avuto nella scuola l’effetto innovatore, e talvolta dirompente, che essi hanno esercitato in altri settori della comunicazione e della vita sociale.
Senza alcuna aprioristica esaltazione, ma anche senza ingiustificate diffidenze e allarmismi, i nuovi mezzi (proiettori, lavagne luminose, video films, laboratori linguistici, mezzi selettivi di istruzione programmata, computers a fini didattici e, domani, video cassette) devono essere considerati per quello che essi sono, cioè strumenti dell’azione didattica che facilitano i processi conoscitivi, pur senza presumere di surrogare all’insostituibile rapporto personale adulto giovane una mediazione puramente artificiale ed estrinseca.
I nuovi mezzi vanno, quindi, considerati come i continuatori, a livello tecnologico più avanzato, dei tradizionali sussidi didattici, alla stessa stregua cioè del manuale scolastico o degli altri più modesti strumenti didattici, dal quaderno degli appunti alla tavola nera o ai cartelloni murali.
Certamente la maggiore complessità dei nuovi strumenti e la necessità di disporre anche di cognizioni tecniche e pratiche per il loro uso apre un nuovo capitolo nel costume della comunicazione a fini di insegnamento.
La scienza dell’informazione (informatica) in cui ormai tutte le nuove tecnologie educative si collocano, non può non avere riflessi su un’azione didattica che, volente o nolente, è condizionata sia dall’irruzione dilagante dei nuovi “media” socio comunicativi, sia dall’aumento della quantità di informazioni disponibili anche fuori della cerchia e dell’apprendimento scolastico.
Mentre l’Amministrazione sta ponendo allo studio la creazione, su tutta la rete territoriale, in collaborazione con organismi regionali, di speciali centri di formazione del personale all’uso dei nuovi strumenti, anche in rapporto ai nuovi sistemi di abilitazione, è auspicabile che gli insegnanti stessi, con iniziative da attuare preferibilmente a livello di singoli istituti, promuovano attività di aggiornamento, dibattito, sperimentazione, volte ad affrontare le nuove situazioni derivanti dalla generalizzazione dei vari modi comunicativo informativi, evitando rinunce fatalistiche o abdicazioni traumatizzanti: al contrario assumendo essi stessi il compito di inserire questi portati dei moderni avanzamenti tecnico scientifici nel quadro dei valori e dei comportamenti culturali collaudati dalla nostra tradizione.

CIRCOLARE Numero 1 del 20/09/1971
Istruzioni programmatiche per l’anno scolastico 1971 72.
Adempimenti didattici ed organizzativi.
Il Ministro: MISASI

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